Austin A30, l'utilitaria prima della Mini.

Massimo Tiberi ·

Protagonista nel dopoguerra della ripresa dell’industria automobilistica britannica con la A 40 Devon del 1947, una 1.200 che ha successo sui mercati internazionali USA compresi, l’Austin all’inizio degli anni Cinquanta torna anche sul tema dell’utilitaria per la clientela di massa. Un settore che aveva visto impegnata la casa di Longbridge già a partire dal 1922 con la prima Seven e che ora presenta la A 30 per contrastare il passo alla rivale Morris Minor, in campo da qualche anno. Lanciata nel 1951, la nuova vettura punta sul basso prezzo d’attacco, appena superiore alle 500 sterline, e sull’economia d’esercizio, per rendersi accessibile alle famiglie meno abbienti.

Nel progetto, per quanto riguarda lo stile della carrozzeria, Leonard Lord, alla guida del gruppo dopo la scomparsa del fondatore Herbert Austin nel 1941, ha coinvolto lo studio di un designer di gran fama, il franco-statunitense Raymond Loewy che affida il compito al collaboratore  Bob Koto. Solo in parte la proposta viene accolta, ma la A 30 ha comunque un aspetto moderno e piacevole.

Spazio ben sfruttato 

Inizialmente a quattro porte, la vettura è molto compatta (lunghezza di 3,46 metri), a tre volumi dalle forme bombate e con la caratteristica griglia anteriore a ferro di cavallo. Nonostante le dimensioni esterne, lo spazio interno è ben sfruttato per ospitare discretamente quattro persone e il bagagliaio offre una capienza accettabile. Si risparmia molto sugli allestimenti (una sola spazzola tergicristallo, una sola aletta parasole, manca l’impianto di riscaldamento, tutti accessori ottenibili a pagamento) e la strumentazione, ridotta all’essenziale (tachimetro, indicatore livello carburante e poche spie), è collocata al centro della plancia formata praticamente da un lungo ripiano portaoggetti.

L’impostazione tecnica è convenzionale, a trazione posteriore, sospensioni posteriori ad assale rigido con balestre e freni a tamburo, ma viene scelta la scocca portante, non scontata all’epoca, e il motore anteriore è un robusto quattro cilindri di 800 centimetri cubici, ad albero a camme laterale e monocarburatore, con cambio a quattro marce e prima non sincronizzata. La A 30 vuole soprattutto essere affidabile e utilitaria che offre un comfort soddisfacente, oltre a bassi consumi e prestazioni nella norma: la potenza di 28 cavalli consente una velocità massima di circa 110 chilometri orari.

L'evoluzione 

Tra il 1953 e il 1954 la gamma si arricchisce delle versioni a due porte, della wagon Countryman, oltre ad un furgoncino e l’auto diventa popolare, venduta fino al 1956 in più di 200mila esemplari. Il successo spinge verso un aggiornamento, anche considerando che dal 1952 l’Austin si è fusa con il gruppo Nuffield, formando la British Motor Corporation, e ora la diretta avversaria Morris Minor fa parte della stessa famiglia.

Nasce così la A 35, che mantiene lo stesso corpo vettura nelle varie declinazioni con modesti aggiornamenti, riconoscibile per la griglia anteriore verniciata anziché cromata e il lunotto più ampio. Il motore però cresce a 950 centimetri cubici per 35 cavalli e 115 chilometri orari di velocità massima, un’unità che, potenziata, andrà ad equipaggiare anche la piccola spider Austin Healey Sprite. La produzione cessa nel 1959, dopo 281mila esemplari, cedendo il posto alla rivoluzionaria Mini, nelle varianti Austin Seven e Morris Mini Minor, ma la Countryman prolungherà la vita fino al 1962 e il furgoncino fino al 1968. 

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